
Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi.
Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini.
A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. [...]
Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono.
IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso.
Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso!
Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso.
Ora amava il Grande Fratello.
