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DOMANDE SCOMODE

Pesca sportiva e violenza sugli animali: è davvero solo un gioco?

STOP SCROLL (!)

Prendi un pesce.
Lo attiri con l’inganno.
Gli perfori la bocca con un amo.
Lo tiri fuori dall’acqua mentre soffoca.
Poi lo ributti dentro.



E adesso dimmi: questa scena è neutra o è violenza?



Il punto che tutti evitano: il pesce soffre davvero?

Per anni ci siamo raccontati la favoletta rassicurante: i pesci non sentono dolore.
Comodo. Molto comodo.

Poi arriva la scienza a rovinare la festa.

Secondo numerosi studi in ambito di neurobiologia animale, i pesci possiedono nocicettori, cioè recettori del dolore mostrano comportamenti di stress e fuga modificano le loro abitudini dopo esperienze traumatiche


Tradotto: non è una reazione automatica.

È qualcosa che assomiglia parecchio a sofferenza.


Catch and release: etico o ipocrisia ben confezionata?

La pesca no kill, cioè prendi e rilascia, viene spesso venduta come alternativa etica.

L’idea è semplice:
Non lo uccido, quindi va bene.

Peccato che l’amo può causare lesioni permanenti il pesce subisce stress acuto, con aumento del cortisolo molti esemplari muoiono dopo il rilascio, lontano dagli occhi.

È un po’ come dire: "non ti uccido, ti faccio solo passare un brutto quarto d’ora. Poi vedi tu".

Dal punto di vista legale: è violenza?

Qui la faccenda si fa meno filosofica e più concreta.

In Italia il riferimento è l’articolo 544 ter del Codice Penale, relativo al maltrattamento di animali.
Punisce chi provoca sofferenze ingiustificate.

Il problema è che la pesca sportiva è consentita regolamentata, socialmente accettata.

Quindi, nella maggior parte dei casi, non è considerata reato.


Ma attenzione: se le modalità causano sofferenze inutili o crudeltà evidente, il confine legale può diventare molto sottile.

Il nodo vero: violenza normalizzata


Qui entra la parte scomoda e criminologica.


Se togli la parola pesca e descrivi solo l’atto, molti lo definirebbero violento.

Ma siccome è tradizione, è hobby e lo fanno tutti, allora cambia etichetta.


Non cambia l’atto.
Cambia la narrativa.


Criminologia e percezione della violenza

Dal punto di vista criminologico, il tema è interessante.


Non perché chi pesca sia un criminale.

Ma perché dimostra un meccanismo chiave: la violenza diventa invisibile quando è socialmente accettata


Lo stesso schema che si ritrova in pratiche culturali discutibili, contesti istituzionali e dinamiche di gruppo.

Non è il gesto in sé a sparire.

È la percezione che si anestetizza.


Quindi: sei una persona violenta?

Risposta secca. Legalmente: no, nella maggior parte dei casi.

Eticamente: dipende da quanto sei disposto a guardare in faccia quello che stai facendo.

Scientificamente: stai causando stress e dolore a un animale.

Il resto è storytelling per dormire tranquilli.


La domanda non è: è violenza.


La domanda vera è: quanta violenza siamo disposti a normalizzare quando ci diverte.


E questa non riguarda solo i pesci.

Meccanismi del Crimine

Perché la violenza sugli animali non va mai letta come una "bravata"

"Era solo un gatto."

"Era solo un gatto." Queste frasi minimizzano qualcosa che la ricerca criminologica considera un indicatore di rischio serio.

La triade di McDonald — enuresi notturna persistente, piromania e crudeltà verso gli animali — è stata studiata per decenni come possibile marcatore di sviluppo di comportamenti violenti gravi. La ricerca successiva ha ridimensionato l'automatismo della triade, ma ha confermato la rilevanza della crudeltà verso gli animali come variabile.


Perché? Perché la violenza sugli animali mostra diverse cose contemporaneamente: assenza di empatia verso un essere vivente dipendente e indifeso, capacità di infliggere sofferenza deliberata, godimento o indifferenza di fronte al dolore altrui.


Queste caratteristiche — assenza di empatia, deliberatezza, mancanza di rimorso — sono esattamente quello che troviamo nei profili di chi compie violenze gravi sulle persone.


Non stai valutando se il ragazzo "amerà gli animali in futuro." Stai valutando la struttura di come elabora il dolore altrui. E quella struttura si forma presto, e si radica.


"Era solo un gatto" non è una risposta accettabile. È una rimozione.

NOTA LEGALE


La presente offerta ha ad oggetto una consulenza professionale. Eventuali materiali didattici, corsi, videolezioni o contenuti digitali collegati sono da intendersi come supporti formativi accessori inclusi senza addebito separato.

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