Primo errore: descrive la vittima con gli occhi del carnefice. "Era bella, giovane, aveva tutta la vita davanti." Questa non è empatia — è la stessa oggettificazione che ha reso possibile la violenza. La vittima esiste come persona intera, non come simbolo di innocenza perduta.
Secondo errore: spiega con l'eccezione invece che con la struttura. "Era un mostro." "Era pazzo." "Nessuno poteva immaginarlo." Queste spiegazioni chiudono il caso senza aprire nessuna comprensione. Ignorano che la maggior parte delle violenze gravi ha una struttura prevedibile — e che quella struttura potrebbe essere intercettata.
Terzo errore: misura il dolore in base alla "rispettabilità" della vittima. Le vittime con storie "pulite" ottengono più spazio, più empatia, più copertura. Le vittime con storie complesse — dipendenze, marginalità, lavoro sessuale — vengono trattate con meno attenzione, o con giudizio implicito. Questo non è solo eticamente sbagliato. È anche epistemicamente sbagliato: distorce la nostra percezione di chi sono realmente le vittime di violenza.Add a concise subheading about your product or business to your students.
