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A P P R O F O N D I M E N T O

Allarme minori o allarme creato?

𝗟𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗼𝗿𝗶𝗹𝗲 esiste. I reati commessi dai minori esistono. Le rapine esistono, le aggressioni esistono, i branchi esistono, e chi fa finta di non vederli sta solo facendo yoga morale sopra la realtà.

Ma esiste anche un’altra cosa, meno nobile e molto italiana: la trasformazione di un fenomeno serio in una finta emergenza permanente, buona per titoli, decreti, ansia pubblica e politica muscolare da conferenza stampa. Il trucco è semplice: prendi fatti reali, li infili in una narrazione apocalittica, togli contesto, togli proporzioni, togli differenze tra reati diversi, e ottieni il prodotto perfetto.

Non comprensione. Allarme. Non analisi. Sirena.

I numeri, letti bene e non come manganello retorico, raccontano una storia più scomoda e più intelligente.

Nel 2024 gli uffici di servizio sociale per i minorenni hanno seguito 22.212 giovani autori di reato, in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. I procedimenti sopravvenuti nelle Procure presso i tribunali per i minorenni sono saliti a 39.616, cioè +3,6% sul 2023 e +26,7% sul 2021.

Quindi no, non siamo davanti a una favoletta inventata. Un aumento c’è.

Ma chiamarlo automaticamente “collasso morale della gioventù” è la solita scorciatoia da adulti pigri che confondono una crescita dei flussi giudiziari con la prova di una generazione perduta.

Per capire quanto il racconto pubblico sia deformato basta guardare che cosa fanno davvero questi minori. Nei servizi residenziali della giustizia minorile i delitti più frequenti sono quelli contro il patrimonio, poi quelli contro la persona, poi le violazioni in materia di stupefacenti.

Roba seria, certo. Ma non il romanzo tossico in cui ogni quindicenne viene dipinto come un predatore sadico lanciato verso la guerra civile.

Il punto più interessante, e anche il più ipocrita, è che mentre si grida all’emergenza criminale dei minori, i dati ufficiali ricordano che per i minori la detenzione dovrebbe essere una misura estremamente residuale. È scritto nero su bianco nella logica del processo penale minorile, che nasce per recuperare e reinserire, non per imitare la giustizia adulta in formato piccolo e più vendicativo.

Quanto dell’aumento penitenziario dipende dal fenomeno e quanto dalla risposta normativa e giudiziaria?

E qui entra in scena il meccanismo adulto, quello che ama sembrare duro perché pensare davvero è più faticoso. Il cosiddetto decreto Caivano, poi convertito nella legge 159/2023, nasce ufficialmente come intervento contro disagio giovanile, povertà educativa e criminalità minorile.

Sulla carta sembra una risposta totale. Nella pratica, ha contribuito a irrigidire il clima e ad allargare, direttamente o indirettamente, il ricorso agli strumenti custodiali.

Non è un dettaglio tecnico.

Qppena un fatto di cronaca esplode, il Paese non si chiede come si previene una traiettoria di devianza. Si chiede come si mostra i denti in televisione.

Allarme?

Video consigliato a chi vuole capire davvero.
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